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Quando conviene la permuta.

Se si vuole vendere la propria casa per comprarne un’altra esiste, tra le varie opzioni, anche l’opportunità di effettuare una permuta. Ma vediamo bene di cosa si tratta e come funziona.

Il contratto di permuta consiste in uno forma di scambio tra due persone, che deriva dall’antico baratto, e che può riguardare anche gli immobili.

Infatti, può capitare che due soggetti si ritrovino con interessi contrapposti ma coincidenti: se per esempio due vicini di casa non desiderano cambiare edificio o zona ma hanno solo bisogno di un appartamento di metratura differente, possono prendere in considerazione l’ipotesi dello scambio di abitazioni.

permutaIl contratto di permuta è molto simile a quello di vendita ma differisce da questo per alcuni punti chiave: la permuta consiste in un reciproco trasferimento della proprietà di cose o della titolarità di altri diritti, mentre la vendita è per definizione lo scambio di cosa contro prezzo.

La permuta fa risparmiare tempo e denaro, infatti si abbassa la parcella del notaio poiché l’operazione consiste in un solo passaggio, ed inoltre, a livello fiscale, vengono pagate le imposte di trasferimento solo sull’immobile di maggior valore, da ripartire in egual misura tra i soggetti protagonisti dello scambio. Anche la parcella dovuta all’agente immobiliare si abbassa perché alla fine si tratta di un’unica operazione commerciale.

Per quanto riguarda la forma del contratto di permuta di case, sarà sempre quella prevista per la compravendita di immobili: atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio.

Come nella vendita anche nella permuta i soggetti si obbligano reciprocamente a: 1) consegnare il bene al compratore; 2) farne acquistare la proprietà all’altro; 3) garantire il compratore dall’evizione (cioè dare certezza che la cosa venduta non appartenga ad altri che potrebbero rivendicarla) e da eventuali vizi del bene in questione.

Nella sfortunata ipotesi in cui il venditore non sia l’effettivo proprietario della cosa, il legislatore prevede un’eccezione alla regola generale della vendita. Mentre nella compravendita l’acquirente che ha subìto la rivendica da parte dell’effettivo proprietario deve restituire il bene e sarà creditore del valore corrispondente in denaro oltre al maggior danno, nella permuta il legislatore ha concesso al permutante la scelta tra la restituzione del bene oppure il controvalore di quanto rivendicato. E’ facile comprendere che è molto meglio rientrare nella titolarità del proprio bene e dover agire solo per il resto del risarcimento piuttosto che chiedere l’intero importo al venditore apparente, che magari non ha o non vuole pagare quanto dovuto.

Riassumendo, i contraenti di una permuta hanno la medesima situazione giuridica di quando si stipula un contratto di compravendita con garanzie addirittura maggiori.

Infine, la permuta può avvenire anche contestualmente all’accensione di un mutuo da parte dei contraenti; nel caso in cui sia presente già un mutuo su uno dei due, il nuovo proprietario può decidere se accollarsi il vecchio finanziamento oppure cambiarlo affrontando però le spese per l’accensione del nuovo.

Articolo a cura dell’avv. Laura Fasano